25/4 Nebbiuno: Festa di S. Giorgio

Festa di San Giorgio, Patrono di Nebbiuno, domenica 25 aprile, ore 11.15

Vessillo di S. Giorgio (dettaglio) – Chiesa di Nebbiuno

San Giorgio, il Santo pasquale, il Santo della rinascita.

Negli Atti degli Apostoli, gli Apostoli affermano: noi siamo testimoni, insieme allo Spirito Santo, primo testimone, siamo testimoni della Risurrezione del Cristo… Noi, testimoni, cioè martiri… Poiché, in greco, testimone è martire: San Giorgio, dunque, venerato come Megalomartire, s’inserisce a pieno titolo nel tempo pasquale…

San Giorgio fu un centurione romano, originario della Cappadocia, vissuto verso la fine del Terzo Secolo che, mentre prestava servizio in Palestina, rifiutandosi di venerare gli dei pagani, venne imprigionato e martirizzato sotto Diocleziano.
La sua posizione nella gerarchia militaria, la vicinanza del sito del martirio ai luoghi santi, la concomitante adozione del Cristianesimo come religione di Stato dell’Impero Romano permisero che Giorgio fosse considerato, ben presto, come uno dei protettori principali dell’esercito di Bisanzio, godendo così di particolare venerazione da parte dei militari, anche in tempi di pace…

È strana la Festa di San Giorgio ai tempi del Covid-19. Le solite manifestazioni coi bimbi, la processione, gli altri raduni sono preclusi… resta soltanto la Messa domenicale del 25 aprile in cui possiamo esprimere la nostra devozione e pregare a lui di proteggere le nostre famiglie, i nostri figli e tutte le persone che amiamo. San Giorgio è un grande difensore dal Maligno ed è invocato contro la peste e la lebbra e contro i serpenti velenosi — preghiamo a lui quindi di proteggerci da questa pandemia che ci ha colpito e di aiutarci a superare le sue conseguenze sociali, economiche, psicologiche…

Il Papa, il viaggio in Iraq e S. Giuseppe (19 marzo) – Foglietto Parrocchiale

Benedetto sei tu, Signore, perchè ci offri motivi di gioia che penetrano il buio di cui a volte ci circondiamo. Soprattutto, la gioia di sapere che ci vuoi non giudicare ma amare, far rivivere, vedere camminare con te. Fà che anche noi, premurosamente come te, impariamo a guardare nel mistero della nostra esistenza più la luce che le tenebre.
Kyrie eleison!

Francesco e la logica del Vangelo – La forza debole che fa la storia

L’Iraq è un mosaico di religioni ed etnie, il cui destino è vivere insieme o combattersi. La sua complessità è stata sempre risolta con la forza o la brutalità del potere. Così è stato nella dittatura del sunnita Saddam Hussein, dal 1979 al 2003, persecutore della maggioranza sciita e sterminatore dei curdi nelle loro terre ancestrali.

Saddam ha vietato a Giovanni Paolo II il pellegrinaggio alla terra di Abramo, l’Iraq. Eppure papa Wojtyla aveva avversato le guerre americane e occidentali contro il dittatore, vedendole come pre-messa dello scontro di religione e civiltà tra mondo occidentale e islam.

Papa Francesco compie – l’ha detto – il viaggio del suo predecessore, perché il popolo iracheno non può aspettare. Ha aspettato la pace dalla liberazione occidentale e si è trovato con lo Stato in frantumi. Ha vissuto la violenza del sedicente Stato islamico di Daesh, dietro cui c’erano appoggi oscuri. Ha aspettato democrazia e sicurezza, ma si è trovato nell’anarchia.
Quante vite perse in due decenni di guerra, terrorismo e instabilità! Quanti rifugiati e quanti dolori!

Francesco ha risposto alle attese degli iracheni e delle irachene visitando il Paese, nonostante molti lo sconsigliassero. Non è un periodo in cui i leader fanno visite ufficiali. E l’Iraq non è sicuro. Il Papa, però, sentiva di dover visitare questa estrema periferia senza pace e una Chiesa di nuovi martiri oltre che di millenaria fedeltà al Vangelo. Tanti, ancor oggi, rischiano la vita in Iraq.

Raghed Ghanni, giovane prete caldeo che studiava a Roma, avrebbe potuto restare qui, ma tornò nella sua terra dove fu assassinato nel 2007: «Senza l’Eucarestia, i cristiani non possono vivere in Iraq», diceva. E la celebrò fino alla morte a Mosul per mano di terroristi islamici.
Il Papa ha preso le mosse dalla cattedrale siro-cattolica di Baghdad, dove sono stati uccisi 48 cristiani in un attacco terroristico nel 2010; e prega oggi a Mosul, l’ex capitale del califfato, dove i cristiani (almeno 6mila) furono scacciati e le chiese distrutte (assieme a edifici religiosi retti da musulmani resistenti al jihadismo). Nei martiri c’è un seme di vita per la Chiesa e per l’Iraq. Questa è la fede della Chiesa. E il Papa, infatti, non viene per una rivincita, né per accusare in blocco l’islam, come fa qualche cristiano d’Oriente e d’Occidente. Dal Vangelo scaturisce una cultura di pace: un vivere insieme liberante dalla logica dello scontro tra diversità, divenute tribalismi arroganti e violenti, troppo in auge in Iraq. E la convivenza è stata vissuta in Iraq in alcune stagioni storiche, seppur parzialmente. Qui, da millenni, c’erano gli ebrei: 120mila fino al 1948 e ancora duemila al tempo di Saddam (da lui vessati), mentre l’ultimo rabbino è morto nel 1996.

Poi gli yazidi (che ospitarono i cristiani perseguitati durante la prima guerra mondiale) a loro volta sterminati dal Daesh. I cristiani erano tanti: quasi un milione e mezzo alla vigilia della guerra del Golfo e ne restano meno di 300mila. Nonostante i 1.200 cristiani uccisi negli ultimi tempi, il patriarca caldeo Sako non ha sposato un atteggiamento vittimista, ma ha dichiarato: «Il mondo e la storia non si fermano con la tragedia che attualmente stiamo vivendo».

Francesco viene a confermare che i cristiani possono essere l’inizio di un futuro di pace.
Il rispetto e la simpatia con cui il Papa è stato accolto dal grande ayatollah al-Sistani, massima autorità sciita, mostrano come sia considerato un uomo di unità e di pace. Il dialogo in questa terra, dove la brutalità delle armi è fallita, è la vera forza che costruisce il futuro. Il viaggio del Papa in Iraq rivela anche a noi – abituati alla sua presenza, e magari attenti alle vicende del ‘Vaticano minore’ – il valore del suo ministero. Con la forza debole e umile del Vangelo si tocca e si cambia la storia del mondo.

La traccia di Francesco in Iraq mostra come l’irrilevanza e l’avarizia provinciale dei cristiani europei siano una scelta di poco coraggio. Invece – lo vediamo in questi giorni – un mondo, così smarrito, ha bisogno del Vangelo vissuto. Guardando Francesco, si sente che in Iraq si sta facendo la storia. Il Papa si è chiesto e ci ha chiesto nel deserto di Ur, dove non esistono muri: «Da dove può ricominciare allora il cammino della pace? Dalla rinuncia ad avere nemici». Ha poi proseguito con una serie di indicazioni, precedute da un solenne e impegnativo: « Sta a noi… ». I credenti di ogni religione e di ogni paese non possono restare inerti o irrilevanti, camminare per conto proprio, per-seguire i propri interessi, rassegnarsi al male. Lo « Sta a noi…» di Francesco a Ur risuona anche nelle nostre coscienze, nelle nostre città, nelle nostre Chiese. (Andrea Ricciardi)

19 marzo: Solennità di S. Giuseppe

Quello che abbiamo davanti, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi economica e occupazionale, si annuncia un anno particolarmente difficile e nelle intenzioni del Papa e del decreto della Penitenzieria Apostolica c’è l’affidamento allo sposo di Maria per trovare “conforto e sollievo dalle gravi tribolazioni umane e sociali che oggi attanagliano il mondo contemporaneo”.

Nella Patris Corde, Francesco ha spiegato che sono stati proprio questi mesi di pandemia a spingerlo a rendere omaggio al capo della celeste Famiglia di Nazareth in quanto “uomo che passa inosservato” ma dalla “presenza quotidiana, discreta e nascosta” e dunque “un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà”. “San Giuseppe – ha scritto il pontefice – ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in seconda linea hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza” e per questo “a tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine”.

L’esempio dello sposo di Maria “ci insegna così che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza” e “ci insegna che, in mezzo alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca” perché “a volte noi vorremmo controllare tutto, ma Lui ha sempre uno sguardo più grande”.

Preghiamo con papa Francesco:
Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe,
mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male.
Amen.

Le Ceneri: Inizio Quaresima – Foglietto Parrocchiale

Info su San Valentino, ma soprattutto prepariamoci alla Quaresima che inizia settimana prossima con la ricorrenza delle Ceneri.

Il mercoledì delle Ceneri

«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris»,
ovvero:
«Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai».

Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, cacciando Adamo dal giardino dell’Eden lo condanna alla fatica del lavoro e alla morte:
«Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».
Questa frase veniva recitata il giorno delle Ceneri quando il sacerdote imponeva le ceneri ai fedeli.
Dopo la riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II, la frase è stata mutata con la locuzione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15) che esprime, oltre a quello penitenziale, l’aspetto positivo della Quaresima che è tempo di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
La celebrazione delle Ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.
Dal punto di vista liturgico, le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma, avvertono i liturgisti, è opportuno indicare una celebrazione comunitaria “privilegiata” nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.

Orari delle celebrazioni:

Mercoledì 17 febbraio – Le Ceneri
10.00 Colazza – S. Bernardo: Liturgia delle Ceneri
17.30 Pisano: Rosario e S.ta Messa – Le Ceneri (Maria e Giuseppe)
20.30 Nebbiuno – S.Giorgio: S.Messa e imposizione delle Ceneri

Mercoledì 10/2 Pisano ore 18: Vigilia Madonna di Lourdes – Unzione dei malati

Questa settimana è dedicata ai malati, non solo nel fisico ma anche nello spirito. Giovedì 11 ricorre l’anniversario della prima apparizione a Santa Bernadette della Madonna di Lourdes, che ribadì il dogma della Sua concezione senza peccato originale, e tanto fece e continua a fare per i sofferenti. Per questo motivo la settimana è segnata da riflessioni e celebrazioni particolari.

Risanaci, Signore, Dio della vita (Salmo 146)

Grande è la cura di Gesù
per tutti i malati e colpiti
da qualsiasi genere di sofferenza!
Innanzitutto guarisce la suocera di Pietro,
ma poi accoglie tutti gli ammalati
che vengono portati davanti a Lui.

11 febbraio: Santa Maria di Lourdes

La Vergine apparve ad un’umile pastorella, la giovane Bernadette Soubirous, avverandosi anche in questo caso quanto Gesù diceva, pregando il Padre suo:
« Ti ringrazio, o Padre, che hai nascoste queste cose ai prudenti e ai sapienti e le hai rivelate ai pargoli, cioè agli umili ».
Era l’alba dell’11 febbraio 1858 e Bernardette si era recata in prossimità della grotta di Massabielle, sulle sponde del torrente Gave. Su una rupe di questa grotta la Madonna le apparve vestita di bianco, col capo coperto di un velo scendente sulle spalle, i fianchi cinti d’una fascia azzurra, i piedi nudi, baciati da rose profumate, un volto celestiale.

Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i sacerdoti che facessero costruire là una cappella, di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. Le domandai più volte chi fosse, ma sorrideva dolcemente. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo, mi disse di essere l’Immacolata Concezione. – Bernadette Soubirous

XXIX GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

Celebrazioni per l’Unità Pastorale del Vergante; durante le celebrazioni verrà amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi.

Pisano, mercoledì 10/2: ore 17:30 Rosario, ore 18:00 Santa Messa

Meina, giovedì 11/2: ore 14:30 Rosario, ore 15:00 Santa Messa

Foglietto Parrocchiale 31 gennaio – 7 febbraio (e arretrato)

Mercoledì 3 febbraio si festeggia San Biagio con messa a Pisano ore 17:30.

Sabato 6 febbraio alle ore 17:30 Fosseno festeggia la sua patrona Sant’Agata.

31/7 – 1-2-3/8 Pisano: Festa Patronale di Sant’Eusebio

eusebio_pisanoFESTA PATRONALE di S. EUSEBIO 2020 (Parrocchia di Pisano)

VENERDI’ 31 LUGLIO
Ore 20,30 Adorazione e Confessioni.

SABATO 1 AGOSTO
Ore 20,30 S. Messa e Benedizione del Paese, celebrata nella Piazza V. Veneto. (in caso di maltempo, Celebrazione in Chiesa)

DOMENICA 2 AGOSTO Ore 11,00 S. Messa Solenne

LUNEDI’ 3 AGOSTO
Ore 11,00 S. Messa.

Come ogni anno è stata organizzata la vendita dei biglietti (Oblazione Pro-opere Parrocchiali); i numeri vincenti saranno esposti in Chiesa Parrocchiale.
Gli organizzatori non rispondono per incidenti o danni a cose e/o persone che si dovessero verificare prima, durante o dopo la manifestazione.

2-3/8 Corciago: Festa Madonna della Neve

madonna della neveFesta Madonna della Neve – Corciago di Nebbiuno

Domenica 2 agosto ore 11.00:

Santa Messa Solenne; a seguire incanto delle offerte

Lunedì 3 agosto ore 18.00:

Santa Messa in ricordo di tutti i benefattori

preceduta da rosario

OGGI 9/2 Fosseno: Festa Patronale di Sant’Agata (e ripresa Catechismo)

agatastrettoParrocchia di S. Leonardo e S. Agata – Fosseno:
Festa Patronale di Sant’Agata
Domenica 9 Febbraio ore 15.30
Santa Messa Solenne con rito dell’offerta dei ceri

Avviso:
Questa celebrazione segna la ripresa del Catechismo per le Classi III, IV e V.