Rosario contro la pandemia (Foglietto Parrocchiale)

« Io sono il buon pastore…
…conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.»

Santuari del mondo in preghiera a maggio per la fine della pandemia

Ogni giorno alle 18* ci sarà la recita del Rosario, in un’iniziativa voluta da Papa Francesco che aprirà e chiuderà la preghiera il primo e l’ultimo giorno del mese.

*trasmessa in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede

II Domenica di Pasqua – Divina Misericordia (Foglietto Parrocchiale)

«Mio Signore e mio Dio!»
«Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente». Alleluia!»

L’ANNUNCIO DI PASQUA: ANDARE IN GALILEA

Accogliamo anche noi l’invito di Pasqua : andiamo in Galilea dove il Signore Risorto ci precede. Ma cosa significa “andare in Galilea”?
Andare in Galilea significa, anzitutto, ricominciare. Per i discepoli è ritornare nel luogo dove per la prima volta il Signore li ha cercati e li ha chiamati a seguirlo. È il luogo del primo incontro e il luogo del primo amore. Da quel momento, lasciate le reti, essi hanno seguito Gesù, ascoltando la sua predicazione e assistendo ai prodigi che compiva. Eppure, pur stando sempre con Lui, non lo hanno compreso fino in fondo, spesso hanno frainteso le sue parole e davanti alla croce sono scappati, lasciandolo solo.
Malgrado questo fallimento, il Signore Risorto si presenta come Colui che, ancora una volta, li precede in Galilea; li precede, cioè sta davanti a loro. Li chiama e li richiama a seguirlo, senza mai stancarsi. Il Risorto sta dicendo loro: “Ripartiamo da dove abbiamo iniziato. Ricominciamo. Vi voglio nuovamente con me, nonostante e oltre tutti i fallimenti”. In questa Galilea impariamo lo stupore dell’amore infinito del Signore, che traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. E così è il Signore: traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. Lui è così e ci invita in Galilea per fare questo.
Ecco il primo annuncio di Pasqua : è possibile ricominciare sempre, perché sempre c’è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti. Anche dalle macerie del nostro cuore – ognuno di noi sa, conosce le macerie del proprio cuore – anche dalle macerie del nostro cuore Dio può costruire un’opera d’arte, anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità Dio prepara una storia nuova. Egli ci precede sempre : nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce. E in questi mesi bui di pandemia sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza.
Apre vie nuove dove sembra che non ci siano, ci spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al “già visto”. Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le bar-riere dentro e fuori di noi. Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee, nella vita di tutti i giorni. Con Lui, la vita cambierà. Perché il Signore ci precede sempre, cammina sempre davanti a noi. E, con Lui, sempre la vita ricomincia.
Papa Francesco, Omelia veglia pasquale 2021

Preghiera di Affidamento alla DIVINA MISERICORDIA di San Giovanni Paolo II

Dio, Padre misericordioso, che hai rivelato il Tuo amore
nel Figlio tuo Gesù Cristo, e l’hai riversato su di noi nello Spirito Santo, Consolatore, Ti affidiamo oggi i destini del mondo
e di ogni uomo.
Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa’ che tutti gli abitanti della terra
sperimentino la tua misericordia, affinché in Te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza.
Eterno Padre,
per la dolorosa Passione e la Risurrezione del tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero!
Amen

Il Triduo Pasquale – Foglietto Parrocchiale

Benedetto sei tu, nostro re, che non hai voluto slegare la tua opera di salvezza dalla nostra partecipazione. Alimenta in noi il desiderio di slegare il cuore da ogni istinto di sopravvivenza, da ogni tentazione di dominio, e di gettarci sulla tua strada spogli come un seme che attende di portare frutto e, intanto, resta con te,
Osanna a te, nostro Redentore!


Viviamo i giorni del Triduo Pasquale guidati dalle parole di Papa Francesco

Giovedì Santo
Il Giovedì santo Gesù istituisce l’Eucaristia, anticipando nel banchetto pasquale il suo sacrificio sul Golgota. Per far comprendere ai discepoli l’amore che lo anima, lava loro i piedi, offrendo ancora una volta l’esempio in prima persona di come loro stessi dovranno agire. L’Eucaristia è l’amore che si fa servizio. È la presenza sublime di Cristo che desidera sfamare ogni uomo, soprattutto i più deboli, per renderli capaci di un cammino di testimonianza tra le difficoltà del mondo. Non solo. Nel darsi a noi come cibo, Gesù attesta che dobbiamo imparare a spezzare con altri questo nutrimento perché diventi una vera comunione di vita con quanti sono nel bisogno. Lui si dona a noi e ci chiede di rimanere in Lui per fare altrettanto.

Venerdì Santo
Il Venerdì santo è il momento culminante dell’amore. La morte di Gesù, che sulla croce si abbandona al Padre per offrire la salvezza al mondo intero, esprime l’amore donato sino alla fine, senza fine. Un amore che intende abbracciare tutti, nessuno escluso. Un amore che si estende ad ogni tempo e ad ogni luogo: una sorgente inesauribile di salvezza a cui ognuno di noi, peccatori, può attingere. Se Dio ci ha dimostrato il suo amore supremo nella morte di Gesù, allora anche noi, rigenerati dallo Spirito Santo, possiamo e dobbiamo amarci gli uni gli altri.

Sabato Santo
Il Sabato santo è il giorno del silenzio di Dio. Deve essere un giorno di silenzio, e noi dobbiamo fare di tutto perché per noi sia proprio una giornata di silenzio, come è stato in quel tempo: il giorno del silenzio di Dio. Gesù deposto nel sepolcro condivide con tutta l’umanità il dramma della morte. È un silenzio che parla ed esprime l’amore come solidarietà con gli abbandonati da sempre, che il Figlio di Dio raggiunge colmando il vuoto che solo la misericordia infinita del Padre Dio può riempire. Dio tace, ma per amore. In questo giorno l’amore – quell’amore silenzioso – diventa attesa della vita nella risurrezione. Pensiamo, il Sabato Santo: ci farà bene pensare al silenzio della Madonna, “la Credente”, che in silenzio era in attesa della Resurrezione. La Madonna dovrà essere l’icona, per noi, di quel Sabato Santo. Pensare tanto come la Madonna ha vissuto quel Sabato Santo; in attesa. È l’amore che non dubita, ma che spera nella parola del Signore, perché diventi manifesta e splendente il giorno di Pasqua.

Il Papa, il viaggio in Iraq e S. Giuseppe (19 marzo) – Foglietto Parrocchiale

Benedetto sei tu, Signore, perchè ci offri motivi di gioia che penetrano il buio di cui a volte ci circondiamo. Soprattutto, la gioia di sapere che ci vuoi non giudicare ma amare, far rivivere, vedere camminare con te. Fà che anche noi, premurosamente come te, impariamo a guardare nel mistero della nostra esistenza più la luce che le tenebre.
Kyrie eleison!

Francesco e la logica del Vangelo – La forza debole che fa la storia

L’Iraq è un mosaico di religioni ed etnie, il cui destino è vivere insieme o combattersi. La sua complessità è stata sempre risolta con la forza o la brutalità del potere. Così è stato nella dittatura del sunnita Saddam Hussein, dal 1979 al 2003, persecutore della maggioranza sciita e sterminatore dei curdi nelle loro terre ancestrali.

Saddam ha vietato a Giovanni Paolo II il pellegrinaggio alla terra di Abramo, l’Iraq. Eppure papa Wojtyla aveva avversato le guerre americane e occidentali contro il dittatore, vedendole come pre-messa dello scontro di religione e civiltà tra mondo occidentale e islam.

Papa Francesco compie – l’ha detto – il viaggio del suo predecessore, perché il popolo iracheno non può aspettare. Ha aspettato la pace dalla liberazione occidentale e si è trovato con lo Stato in frantumi. Ha vissuto la violenza del sedicente Stato islamico di Daesh, dietro cui c’erano appoggi oscuri. Ha aspettato democrazia e sicurezza, ma si è trovato nell’anarchia.
Quante vite perse in due decenni di guerra, terrorismo e instabilità! Quanti rifugiati e quanti dolori!

Francesco ha risposto alle attese degli iracheni e delle irachene visitando il Paese, nonostante molti lo sconsigliassero. Non è un periodo in cui i leader fanno visite ufficiali. E l’Iraq non è sicuro. Il Papa, però, sentiva di dover visitare questa estrema periferia senza pace e una Chiesa di nuovi martiri oltre che di millenaria fedeltà al Vangelo. Tanti, ancor oggi, rischiano la vita in Iraq.

Raghed Ghanni, giovane prete caldeo che studiava a Roma, avrebbe potuto restare qui, ma tornò nella sua terra dove fu assassinato nel 2007: «Senza l’Eucarestia, i cristiani non possono vivere in Iraq», diceva. E la celebrò fino alla morte a Mosul per mano di terroristi islamici.
Il Papa ha preso le mosse dalla cattedrale siro-cattolica di Baghdad, dove sono stati uccisi 48 cristiani in un attacco terroristico nel 2010; e prega oggi a Mosul, l’ex capitale del califfato, dove i cristiani (almeno 6mila) furono scacciati e le chiese distrutte (assieme a edifici religiosi retti da musulmani resistenti al jihadismo). Nei martiri c’è un seme di vita per la Chiesa e per l’Iraq. Questa è la fede della Chiesa. E il Papa, infatti, non viene per una rivincita, né per accusare in blocco l’islam, come fa qualche cristiano d’Oriente e d’Occidente. Dal Vangelo scaturisce una cultura di pace: un vivere insieme liberante dalla logica dello scontro tra diversità, divenute tribalismi arroganti e violenti, troppo in auge in Iraq. E la convivenza è stata vissuta in Iraq in alcune stagioni storiche, seppur parzialmente. Qui, da millenni, c’erano gli ebrei: 120mila fino al 1948 e ancora duemila al tempo di Saddam (da lui vessati), mentre l’ultimo rabbino è morto nel 1996.

Poi gli yazidi (che ospitarono i cristiani perseguitati durante la prima guerra mondiale) a loro volta sterminati dal Daesh. I cristiani erano tanti: quasi un milione e mezzo alla vigilia della guerra del Golfo e ne restano meno di 300mila. Nonostante i 1.200 cristiani uccisi negli ultimi tempi, il patriarca caldeo Sako non ha sposato un atteggiamento vittimista, ma ha dichiarato: «Il mondo e la storia non si fermano con la tragedia che attualmente stiamo vivendo».

Francesco viene a confermare che i cristiani possono essere l’inizio di un futuro di pace.
Il rispetto e la simpatia con cui il Papa è stato accolto dal grande ayatollah al-Sistani, massima autorità sciita, mostrano come sia considerato un uomo di unità e di pace. Il dialogo in questa terra, dove la brutalità delle armi è fallita, è la vera forza che costruisce il futuro. Il viaggio del Papa in Iraq rivela anche a noi – abituati alla sua presenza, e magari attenti alle vicende del ‘Vaticano minore’ – il valore del suo ministero. Con la forza debole e umile del Vangelo si tocca e si cambia la storia del mondo.

La traccia di Francesco in Iraq mostra come l’irrilevanza e l’avarizia provinciale dei cristiani europei siano una scelta di poco coraggio. Invece – lo vediamo in questi giorni – un mondo, così smarrito, ha bisogno del Vangelo vissuto. Guardando Francesco, si sente che in Iraq si sta facendo la storia. Il Papa si è chiesto e ci ha chiesto nel deserto di Ur, dove non esistono muri: «Da dove può ricominciare allora il cammino della pace? Dalla rinuncia ad avere nemici». Ha poi proseguito con una serie di indicazioni, precedute da un solenne e impegnativo: « Sta a noi… ». I credenti di ogni religione e di ogni paese non possono restare inerti o irrilevanti, camminare per conto proprio, per-seguire i propri interessi, rassegnarsi al male. Lo « Sta a noi…» di Francesco a Ur risuona anche nelle nostre coscienze, nelle nostre città, nelle nostre Chiese. (Andrea Ricciardi)

19 marzo: Solennità di S. Giuseppe

Quello che abbiamo davanti, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi economica e occupazionale, si annuncia un anno particolarmente difficile e nelle intenzioni del Papa e del decreto della Penitenzieria Apostolica c’è l’affidamento allo sposo di Maria per trovare “conforto e sollievo dalle gravi tribolazioni umane e sociali che oggi attanagliano il mondo contemporaneo”.

Nella Patris Corde, Francesco ha spiegato che sono stati proprio questi mesi di pandemia a spingerlo a rendere omaggio al capo della celeste Famiglia di Nazareth in quanto “uomo che passa inosservato” ma dalla “presenza quotidiana, discreta e nascosta” e dunque “un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà”. “San Giuseppe – ha scritto il pontefice – ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in seconda linea hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza” e per questo “a tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine”.

L’esempio dello sposo di Maria “ci insegna così che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza” e “ci insegna che, in mezzo alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca” perché “a volte noi vorremmo controllare tutto, ma Lui ha sempre uno sguardo più grande”.

Preghiamo con papa Francesco:
Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe,
mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male.
Amen.

9/2 Villa Lesa: Giornata Mondiale del Malato

Sabato 9 febbraio 2019: 27a Giornata Mondiale del Malato

Chiesa di Villa Lesa
Ore 16.00 recita del rosario
Ore 16.30 S. Messa con tutti i sacerdoti dell’Unità Pastorale del Vergante

Durante la celebrazione verrà amministrato il Sacramento dell’unzione degli Infermi, si consiglia di prepararsi per ricevere questo Sacramento. Dalle 16.00 i sacerdoti saranno disponibili per le confessioni.

Dal messaggio di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito.

In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio 2019, la Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.

La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24).

Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il
dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme
di cooperazione umana tra popoli e culture.

Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente. Quando nasciamo, per vivere abbiamo
bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza.

Non dobbiamo temere di riconoscerci bisognosi e incapaci di darci tutto ciò di cui avremmo bisogno, perché da soli e con le nostre sole forze non riusciamo a vincere ogni limite. Non temiamo questo riconoscimento, perché Dio stesso, in Gesù, si è chinato (cfr Fil 2,8) e si china su di noi e sulle nostre povertà per aiutarci e donarci quei beni che da soli non potremmo mai avere.

In questa circostanza della celebrazione solenne in India, voglio ricordare con gioia e ammirazione la figura di Santa Madre Teresa di Calcutta, un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono.

Pellegrinaggio diocesano dei giovani “Sui passi di San Carlo” e a Roma

millestradeI GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE – Verso il Sinodo 2018 agosto
INSIEME VERSO UNA META COMUNE…
… SARA’ UN’ESPERIENZA D’AMICIZIA
PER CANTARE LA NOSTRA GIOIA…
…PER PREGARE CON PAPA FRANCESCO
…INTERROGANDOCI SULLA NOSTRA FEDE

Primo Tempo:
X MILLE STRADE… DA ARONA A VARALLO
TRE GIORNI DI CAMMINO PER UPM
NEL PERIODO 20 LUGLIO – 8 AGOSTO
I GIOVANI DELLA DIOCESI DI NOVARA SUI PASSI DI SAN CARLO

Secondo Tempo:
SIAMO QUI! ROMA 10-12 AGOSTO 2018
VENERDÌ 10: PARTENZA DA NOVARA
SABATO 11: VEGLIA AL CIRCO MASSIMO CON PAPA FRANCESCO E NOTTE BIANCA
DOMENICA 12: MESSA IN PIAZZA SAN PIETRO

Il pellegrinaggio dei giovani “X mille strade… Sui passi di San Carlo” e a Roma “Siamo qui!” è la proposta di cammino in preparazione al Sinodo dei giovani per i giovani della diocesi di Novara. “Si tratta di un cammino in due tempi: un primo tempo sui passi di San Carlo e un secondo tempo a Roma per incontrare Papa Francesco con tutti i giovani italiani che giungeranno nella capitale da tutte le diocesi d’Italia – spiega don Marco Masoni, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile della diocesi di Novara – per vivere insieme un momento di preghiera in vista del Sinodo dei giovani di ottobre”.

1° TEMPO: “X MILLE STRADE… SUI PASSI DI SAN CARLO”
PELLEGRINAGGIO DEI GIOVANI DELLA DIOCESI DI NOVARA
tra il 20 LUGLIO e l’8 AGOSTO – Da Arona a Varallo
Ogni UPM, o più realtà insieme, si muoverà sul percorso in giorni differenti, indicativamente dal 20 luglio all’8 agosto. Il pellegrinaggio prevede tre giornate di cammino sulle strade della nostra diocesi, riscoprendo i luoghi di spiritualità della Chiesa novarese sui passi di San Carlo. I giovani percorreranno proprio una parte del cammino di San Carlo, da Arona, passando da Gozzano e Borgosesia, per giungere, dopo tre giorni, al Sacro Monte di Varallo.

2° TEMPO: “SIAMO QUI”
10-12 AGOSTO 2018 – Roma
Mentre i giovani di Novara saranno in cammino “Sui passi di San Carlo”, tantissimi pellegrinaggi in tutta Italia daranno vita a un grande cammino dei giovani che si metteranno in strada con i loro sogni, le loro domande, la loro fede, per giungere utti insieme a Roma.

C’è ancora la possibilità di iscriversi a entrambe le proposte di pellegrinaggio! (fino a esaurimento posti)
Per informazioni e iscrizioni, rivolgiti al tuo parroco o al coadiutore del tuo oratorio, oppure contatta l’ufficio per la Pastorale Giovanile: giovani@diocesinovara.it

8/4 Seconda Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

“Nel Giubileo dell’Anno 2000, san Giovanni Paolo II ha stabilito che questa domenica sia dedicata alla Divina Misericordia. È vero, è stata una bella intuizione: è stato lo Spirito Santo a ispirarlo in questo.

“Gesù Risorto ha trasmesso alla sua Chiesa, come primo compito, la sua stessa missione di portare a tutti l’annuncio concreto del perdono. Questo è il primo compito: annunciare il perdono. Questo segno visibile della sua misericordia porta con sé la pace del cuore e la gioia dell’incontro rinnovato con il Signore.

“La misericordia ci fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso, e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti, perché si priva della propria dignità.”

La misericordia “riscalda il cuore e lo rende sensibile alle necessità dei fratelli con la condivisione e partecipazione”: “La misericordia, insomma, impegna tutti ad essere strumenti di giustizia, di riconciliazione e di pace. Non dimentichiamo mai che la misericordia è la chiave di volta nella vita di fede, e la forma concreta con cui diamo visibilità alla risurrezione di Gesù”.
(Papa Francesco)

SETTIMANA SANTA

Giovedi 29 ore 20.30 – Fosseno Messa in Coena Domini
Presentazione bambini prima Comunione
La Messa nella Cena del Signore (in latino Missa in Coena Domini) è la Celebrazione Eucaristica della sera del Giovedì Santo. Con essa inizia il solenne Triduo Pasquale. In essa si fa memoria dell’Ultima Cena consumata da Gesù prima della sua passione, e si commemorano l’istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio Ministeriale.
La celebrazione termina con la processione con cui si porta l’Eucaristia all’Altare della reposizione appositamente preparato per l’Adorazione dei
fedeli.

Venerdì 30 ore 15.00 – Colazza actio liturgica
Si celebra la Passione del Signore. Commemoriamo insieme i due aspetti del mistero della croce: la sofferenza che prepara la gioia di Pasqua, l’umiliazione e la vergogna di Gesù da cui sorge la sua glorificazione.
Oggi è già Pasqua: Cristo che muore sulla croce «passa» da questo mondo al Padre; dal suo costato sgorga per noi la vita divina: noi «passiamo» dalla morte del peccato alla vita in Dio.
La celebrazione si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica.

Venerdi 30 ore 20.30 -Tapigliano Via Crucis per il paese
La Via Crucis (dal latino, Via della Croce – anche detta Via Dolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota.
L’itinerario spirituale della Via Crucis è stato in tempi recenti completato con l’introduzione della Via Lucis — che celebra i misteri gloriosi, ovvero i fatti della vita di Cristo tra la sua Risurrezione e la Pentecoste.

Sabato 31 20.30 Nebbiuno – S. Giorgio Veglia di Pasqua

Notte di veglia è questa notte.

Gli uomini rimasero chiusi nel cenacolo. Le donne, invece, all’alba del giorno dopo il sabato, andarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. Ma ecco il primo segno dell’Evento: la grande pietra era già stata ribaltata e la tomba era aperta! «Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito di una veste bianca…» (Mc 16,5). Le donne furono le prime a vedere questo grande segno: la tomba vuota; e furono le prime ad entrarvi…

“Entrate nel sepolcro”. Ci fa bene, in questa notte di veglia, fermarci a riflettere sull’esperienza delle discepole di Gesù, che interpella anche noi. Per questo, in effetti, siamo qui: per entrare, entrare nel Mistero che Dio ha compiuto con la sua veglia d’amore.

“Entrare nel mistero” significa capacità di stupore, di contemplazione; capacità di ascoltare il silenzio e sentire il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla (cfr 1 Re 19,12). Entrare nel mistero ci chiede di non avere paura della realtà: non chiudersi in sé stessi, non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi… Entrare nel mistero significa andare oltre le proprie comode sicurezze, oltre la pigrizia e l’indifferenza che ci frenano, e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell’amore, cercare un senso non scontato, una risposta non banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede, la nostra fedeltà e la nostra ragione. Per entrare nel mistero ci vuole umiltà, l’umiltà di abbassarsi, di scendere dal piedestallo del nostro io tanto orgoglioso, della nostra presunzione; l’umiltà di ridimensionarsi, riconoscendo quello che effettivamente siamo: delle creature, con pregi e difetti, dei peccatori bisognosi di perdono. Per entrare nel mistero ci vuole questo abbassamento che è impotenza, svuotamento delle proprie idolatrie… adorazione. Senza adorare non si può entrare nel mistero. (Papa Francesco)

19/11: Prima Giornata Mondiale dei Poveri

… e si celebra oggi, 19 novembre, anche …
la Prima Giornata Mondiale dei Poveri istituita da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della Misericordia.

“Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine.”

Signore, insegnami ad essere sale della terra per dare sapore al mondo ogni giorno:
aiutami ad essere per tutti un amico,
che attende senza stancarsi,
che accoglie con bontà,
che dà con amore,
che ascolta senza fatica,
che dona grazia con gioia,
Un amico che si è sempre certi di trovare quando se ne ha bisogno.
Aiutami ad essere una presenza sicura, a cui ci si può rivolgere
quando lo si desidera,
ad offrire un’amicizia riposante,
ad irradiare una pace gioiosa,
la tua pace, o Signore.
Fa’ che sia disponibile e accogliente
soprattutto verso i più deboli e indifesi.
Così senza compiere opere straordinarie,
io potrò seguire il tuo esempio
e aiutare gli altri a sentirti più vicino.

“I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo.” (Papa Francesco)

Cresime 2017

cresime 2017.jpg“La vita cristiana è questa: camminare, andare avanti, uniti,
come fratelli… Incontrare Gesù…
Lo Spirito Santo ci dà forza per questo cammino,
per incontrare Gesù.”
(Papa Francesco)

I nuovi cresimati del 29 ottobre a Massino Visconti