Preghiera del vescovo Franco Giulio per la benedizione della casa e della famiglia:
Da recitare insieme nel tempo di Pasqua. Una meditazione sulla famiglia affidata al Risorto, nelle fatiche e nelle gioie che segnano il quotidiano di tutte le famiglie.
Benedici, Signore, questa casa e chi vi abita, raccogli i suoi membri nella gioia dell’incontro: “La tua sposa è come vite feconda nell’intimità della tua casa, i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa” (Sal 128,3). Ecco come è benedetto chi teme il Signore: l’uomo abbraccia la donna con la sua dolcezza, la madre si china sul figlio con tenerezza, le mani si toccano per trasmettere amore e il bimbo benedice noi che sentiamo germogliare la gioia nel nostro cuore. La tua benedizione scenda come balsamo, la tua presenza rinnovi tra noi la fiducia, il tuo dono diventi pane sul cammino, il tuo sguardo ci dia gioia nell’educare, la tua grazia consoli le nostre pene, il tuo Spirito sia pegno di sicura speranza. Amen.
Parrocchie dei Comuni di Colazza, Nebbiuno e Pisano: Settimana santa e Pasqua 2023
Martedì 4 aprile ore 18.00 a Nebbiuno: Confessione comunitaria in S. Giorgio
Giovedì 6 aprile ore 21.00 a Fosseno e Colazza: Messa in coena Domini con la partecipazione dei bambini della prima comunione
Venerdì 7 aprile ore 15.00 a Tapigliano e Colazza: Azione liturgica Venerdì 7 aprile ore 21.00 a Ghevio: Via Crucis in chiesa
Sabato 8 aprile ore 21.00 a Nebbiuno e Pisano: Solenne veglia pasquale
Domenica 9 aprile, Pasqua di Resurrezione:
ore 8.30 a Tapigliano santa messa
ore 10.00 a Colazza santa messa
ore 10.45 a Fosseno santa messa
ore 11.15 a Nebbiuno santa messa
ore 17.30 a Pisano santa messa
Lunedì dell’angelo 10 aprile:
ore 11.15 a Nebbiuno
ore 17.30 a Pisano
Confessioni:
Colazza: venerdì 7 ore 16.00-18.00
Pisano: venerdì 7 ore 16.00-18.00
Nebbiuno S. Giorgio: sabato 8 ore 10.00-12.00; 15.00-17.00
ORDINE DEL GIORNO RIUNIONE INSIEME SI PUÒ MARTEDI’ 4 APRILE, ORE 21.00 PRESSO BIBLIOTECA NEBBIUNO
– PREGHIERA – LETTURA ED APPROVAZIONE VERBALE 4 MARZO – CENTRO MISSION. DIOCES. PER ESTATE RAGAZZI IN MISSIONE – FESTA DEI POPOLI – CONTRIBUTO A MALALAI – EVENTO FINE MAGGIO??? FESTA MAMMA ??? – ESAMINA AIUTO CASI LOCALI – VARIE ED EVENTUALI
Alleluia, alleluia, Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore. Alleluia. (1 Cor. 5,7-8)
Testimonianza di padre Damiano Puccini nella Santa Messa di martedì 19 aprile, ore 18.30 Chiesa di San Giorgio, Nebbiuno Il religioso, originario di Pisa, è da molti anni alla guida dell’Associazione “Oui pour la vie” che in Libano si adopera per favorire relazioni di pace tra persone appartenenti a confessioni diverse, ma accomunate dal desiderio di amicizia e solidarietà reciproca. L’associazione, legalmente riconosciuta, è di ispirazione cristiana ed è composta da laici coinvolti in numerosi campi per offrire sostegno a persone povere e svantaggiate di ogni appartenenza religiosa e provenienza, cercando di alleviare le difficoltà e di offrire aiuto concreto per quanto riguarda servizi essenziali come l’alimentazione, le cure, l’istruzione. Durante la Messa, padre Damiano parlerà della sua missione a Damour in Libano. L’associazione “Oui pour la vie” pubblica e invia, a chi desidera riceverlo, un notiziario mensile sulla situazione in Libano, che negli ultimi anni si trova in particolari difficoltà sociali ed economiche a causa della precaria situazione in Medio Oriente. Tutti i riflettori al momento sono puntati sull’Ucraina ma non per questo diminuisce la gravità dei problemi in altre parti del mondo. Anzi, il dramma dei rifugiati in Libano in qualche modo prefigura quel che noi stiamo vivendo in questo momento in Europa: il terremoto umanitario provocato da due guerre prima in Iraq poi Siria (circa 2 milioni di rifugiati arrivati in Libano che ha una popolazione di meno di 7 milioni) ha sconvolto il Libano già provato per conto suo e adesso è sull’orlo del collasso. Padre Damiano Puccini concelebrerà la Messa con don Maurizio
Domenica 24 aprile, Nebbiuno: Festa di San Giorgio e Santa Croce Ore 11.15 Santa Messa con la partecipazione dei ragazzi Al termine: Offerta con torte Ore 12.30 Facciamo comunità portando ognuno il proprio pasto da consumare nel cortile parrocchiale (in caso di maltempo il pranzo non avrà luogo)
ORARI CATECHISMO – Venerdì 22 aprile Nebbiuno – Sale Parrocchiali 15.30 – 16.30: Catechismo Scuole Elementari – Classe 3° e 4° 16.45 – 17.45: Catechismo Scuole Elementari – Classe 5° 16.00 – 17.00: Catechismo 1° Media Pisano – Oratorio 16.00 – 17.00: Catechismo Scuole Elementari – Classe 5° – 1° T. 17.00 – 18.00: Catechismo Scuole Elementari – Classe 5° – 2° T.
Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele! Osanna nell’alto dei cieli. (Mt 21,9)
Settimana Santa Martedì 12 aprile 18.00: Nebbiuno S.Giorgio – Confessione comunitaria e Santa Messa Giovedì 14 aprile Messa in Coena Domini con partecipazione bambini della I Comunione 21.00: Ghevio 21.00: Fosseno Venerdì 15 aprile 15.00: Pisano Actio Liturgica 15.00: Tapigliano Actio Liturgica 15.00: Colazza Actio Liturgica 21.00: Colazza – Chiesa Grande Via Crucis 21.00: Tapigliano – Via Crucis (in caso di pioggia in S. Giorgio – Nebbiuno) Sabato 16 aprile – Veglia Pasquale 21.00: Pisano 21.00: Nebbiuno Domenica 17 aprile Pasqua di Resurrezione – Santa Messa 08.30: Tapigliano 10.00: Colazza 10.45: Fosseno 11.15: Nebbiuno 17.30: Pisano Lunedì 18 aprile – dell’Angelo 11.15: Nebbiuno – Santa Messa 17.30: Pisano – Santa Messa
Confessioni Pisano: venerdì 15 ore 16.00-18.00 Nebbiuno S. Giorgio e Fosseno: sabato 16 ore 10.00-12.00 Colazza e Tapigliano: sabato 16 ore 15.00-17.00
Festa di San Giorgio, Patrono di Nebbiuno, domenica 25 aprile, ore 11.15
Vessillo di S. Giorgio (dettaglio) – Chiesa di Nebbiuno
San Giorgio, il Santo pasquale, il Santo della rinascita.
Negli Atti degli Apostoli, gli Apostoli affermano: noi siamo testimoni, insieme allo Spirito Santo, primo testimone, siamo testimoni della Risurrezione del Cristo… Noi, testimoni, cioè martiri… Poiché, in greco, testimone è martire: San Giorgio, dunque, venerato come Megalomartire, s’inserisce a pieno titolo nel tempo pasquale…
San Giorgio fu un centurione romano, originario della Cappadocia, vissuto verso la fine del Terzo Secolo che, mentre prestava servizio in Palestina, rifiutandosi di venerare gli dei pagani, venne imprigionato e martirizzato sotto Diocleziano. La sua posizione nella gerarchia militaria, la vicinanza del sito del martirio ai luoghi santi, la concomitante adozione del Cristianesimo come religione di Stato dell’Impero Romano permisero che Giorgio fosse considerato, ben presto, come uno dei protettori principali dell’esercito di Bisanzio, godendo così di particolare venerazione da parte dei militari, anche in tempi di pace…
È strana la Festa di San Giorgio ai tempi del Covid-19. Le solite manifestazioni coi bimbi, la processione, gli altri raduni sono preclusi… resta soltanto la Messa domenicale del 25 aprile in cui possiamo esprimere la nostra devozione e pregare a lui di proteggere le nostre famiglie, i nostri figli e tutte le persone che amiamo. San Giorgio è un grande difensore dal Maligno ed è invocato contro la peste e la lebbra e contro i serpenti velenosi — preghiamo a lui quindi di proteggerci da questa pandemia che ci ha colpito e di aiutarci a superare le sue conseguenze sociali, economiche, psicologiche…
«Di questo voi siete testimoni:» « il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. »
“Gesù risorto e quell’invito a mangiare assieme a lui”
In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane… Stanno ancora parlando, dopo la gioiosa corsa notturna di ritorno a Gerusalemme, quando Gesù di persona apparve in mezzo a loro. In mezzo: non sopra di loro; non davanti, affinché nessuno sia più vicino di altri. Ma in mezzo: tutti importanti allo stesso modo e lui collante delle vite. Pace è la prima parola. La pace è qui: pace alle vostre paure, alle vostre ombre, ai pensieri che vi torturano, ai rimorsi, ai sentieri spezzati, pace anche a chi è fuggito, a Tommaso che non c’è, pace anche a Giuda… Sconvolti e pieni di paura credevano di vedere un fantasma. Lo conoscevano bene, dopo tre anni di Galilea, di olivi, di lago, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ma non più come prima: la Risurrezione non è un semplice ritorno indietro, è andare avanti, trasformazione, pienezza. Gesù l’aveva spiegato con la parabola del chicco di grano che diventa spiga: viene sepolto come piccola semente e risorge dalla terra come spiga piena. Mi consola la fatica dei discepoli a credere, è la garanzia che non si tratta di un evento inventato da loro, ma di un fatto che li ha spiazzati. Allora Gesù pronuncia, per sciogliere paure e dubbi, i verbi più semplici e familiari: “Guardate … toccate … mangiamo insieme! Non sono un fantasma”. Mi colpisce il lamento di Gesù, umanissimo lamento: non sono un fiato nell’aria, un mantello di parole pieno di vento… E senti il suo desiderio di essere accolto come un amico che torna da lontano, da abbracciare con gioia. Un fantasma non lo puoi amare né stringere a te, quello che Gesù chiede. Toccatemi: da chi vuoi essere toccato? Solo da chi è amico e ti vuol bene. Gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce arrostito, al più familiare dei segni, al più umano dei bisogni, ad un pesce di lago e non agli angeli, all’amicizia e non a una teofania prodigiosa. Lo racconteranno come prova del loro incontro con il Risorto: noi abbia-mo mangiato con lui dopo la sua risurrezione (At 10,41). Mangiare è il segno della vita; mangiare insieme è il segno più eloquente di una comunione ritrovata; un gesto che rinsalda i legami delle vite e li fa crescere. Insieme, a nutrirsi di pane e di sogni, di intese e reciprocità. E conclude: “di me voi siete testimoni”. Non predicatori, ma testimoni, è un’altra cosa. Con la semplicità di bambini che hanno una bella notizia da dare, e non ce la fanno a tacere, e gliela leggi in viso. La bella notizia è questa: Gesù è vivo, è potenza di vita, avvolge di pace, piange le nostre lacrime, ci cattura dentro il suo risorgere, ci solleva a pienezza, su ali d’aquila, nel tempo e nell’eternità. Padre Ermes Ronchi
“Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli.” Canto al Vangelo
«Mio Signore e mio Dio!» «Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente». Alleluia!»
L’ANNUNCIO DI PASQUA: ANDARE IN GALILEA
Accogliamo anche noi l’invito di Pasqua : andiamo in Galilea dove il Signore Risorto ci precede. Ma cosa significa “andare in Galilea”? Andare in Galilea significa, anzitutto, ricominciare. Per i discepoli è ritornare nel luogo dove per la prima volta il Signore li ha cercati e li ha chiamati a seguirlo. È il luogo del primo incontro e il luogo del primo amore. Da quel momento, lasciate le reti, essi hanno seguito Gesù, ascoltando la sua predicazione e assistendo ai prodigi che compiva. Eppure, pur stando sempre con Lui, non lo hanno compreso fino in fondo, spesso hanno frainteso le sue parole e davanti alla croce sono scappati, lasciandolo solo. Malgrado questo fallimento, il Signore Risorto si presenta come Colui che, ancora una volta, li precede in Galilea; li precede, cioè sta davanti a loro. Li chiama e li richiama a seguirlo, senza mai stancarsi. Il Risorto sta dicendo loro: “Ripartiamo da dove abbiamo iniziato. Ricominciamo. Vi voglio nuovamente con me, nonostante e oltre tutti i fallimenti”. In questa Galilea impariamo lo stupore dell’amore infinito del Signore, che traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. E così è il Signore: traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. Lui è così e ci invita in Galilea per fare questo. Ecco il primo annuncio di Pasqua : è possibile ricominciare sempre, perché sempre c’è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti. Anche dalle macerie del nostro cuore – ognuno di noi sa, conosce le macerie del proprio cuore – anche dalle macerie del nostro cuore Dio può costruire un’opera d’arte, anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità Dio prepara una storia nuova. Egli ci precede sempre : nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce. E in questi mesi bui di pandemia sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza. Apre vie nuove dove sembra che non ci siano, ci spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al “già visto”. Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le bar-riere dentro e fuori di noi. Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee, nella vita di tutti i giorni. Con Lui, la vita cambierà. Perché il Signore ci precede sempre, cammina sempre davanti a noi. E, con Lui, sempre la vita ricomincia. Papa Francesco, Omelia veglia pasquale 2021
Preghiera di Affidamento alla DIVINA MISERICORDIA di San Giovanni Paolo II
Dio, Padre misericordioso, che hai rivelato il Tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo, e l’hai riversato su di noi nello Spirito Santo, Consolatore, Ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo. Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa’ che tutti gli abitanti della terra sperimentino la tua misericordia, affinché in Te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza. Eterno Padre, per la dolorosa Passione e la Risurrezione del tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero! Amen
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?». «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea!»
I piedi del Risorto
Carissimi, io non so se nell’ultima cena, dopo che Gesù ebbe ripreso le vesti, qualcuno dei dodici si sia alzato da tavola e, con brocca, catino e asciugatoio, si sia diretto a lavare i piedi del maestro. Probabilmente no. C’è da supporre, comunque, che, dopo la sua morte, ripensando a quella sera, i discepoli non abbiano fatto altro che rimproverarsi l’incapacità di ricambiare la tenerezza del Signore. Possibile mai, si saranno detti, che non ci è venuto in mente di strappargli dalle mani quei simboli del servizio, e di ripetere sui suoi piedi ciò che egli ha fatto con ciascuno di noi? Dovette essere così forte il disappunto della Chiesa nascente per quella occasione perduta, che quando Gesù apparve alle donne il mattino di Pasqua, esse non seppero fare di meglio che lanciarsi su quei piedi e abbracciarli.
Testuale: “Avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono”. Gli presero i piedi. Non gli baciarono le mani o gli strinsero il collo: no. I piedi. Erano già bagnati di rugiada. Glieli asciugarono con l’erba del prato e glieli scaldarono col tepore dei loro mantelli. Quasi per risarcire il Maestro, sia pure a scoppio ritardato, di un’attenzione che la notte del tradimento gli era stata negata. Gli presero i piedi. Finalmente! Verrebbe voglia di dire. Ma chi sa, in questo ritardo, c’è anche tanto pudore. Forse la chiesa nascente, prima di cadergli davanti nel gesto dell’adorazione, aveva voluto aspettare di proposito che Gesù riprendesse davvero le vesti. Non quelle che aveva momentaneamente deposto prima della lavanda. Ma quelle veramente inconsutili del suo corpo glorioso.