Domeniche di Pasqua 2020

Raccogliamo qui i foglietti pasquali di cui è saltata la pubblicazione causa defaillance dell’amministratrice del sito, proprio quando avrebbe dovuto funzionare un periodo tanto buio. Speriamo che leggere queste belle meditazioni possa far rivivere la festa e portare conforto a chi si trova ancora in difficoltà.

DOMENICA DI PASQUA 2020

II domenica di Pasqua 2020

III domenica di Pasqua 2020

IV domenica di pasqua 2020

V domenica di pasqua 2020

VI domenica di pasqua 2020

Messaggio Pasquale di Don Maurizio:

Quando ti rompi una caviglia, prima della comparsa del dolore o della reazione adrenalinica, c’è un attimo di vuoto, di ritardo. Magari la frattura è già evidente alla percezione visiva, ma il corpo nel suo insieme non ha ancora mandato l’allarme, sembra preso alla sprovvista e incapace di reagire. In quell’istante spunta una domanda imbarazzata ma profonda “che cosa è successo o che cosa sta succedendo?”. Poi quell’interrogativo è sopraffatto da tutte le risposte automatiche della nostra fisiologia.
Qualcosa di simile accade in queste settimane. Quando il corso normale delle nostre giornate è profondamente sconvolto da un virus invisibile, quando le nostre quotidiane abitudini sono bruscamente sospese, il flusso in apparenza coerente della nostra esistenza viene compromesso nelle sue radici. Dapprima si sperimenta uno choc, che ci lascia a bocca aperta; ci si sente stranamente stupiti. Poi a poco a poco emerge dentro ciascuno di noi la necessità profonda di trovare parole per quello che sta accadendo. Noi siamo esseri di parola, abbiamo un bisogno fisiologico di comunicazione: il nostro corpo vive non solo di acqua, cibo e aria ma di parole che danno senso al mondo.
E così mendicanti di qualche significato ci siamo trovati ascoltatori assetati delle notizie dei media, notizie purtroppo piene di paura, ansia, incertezza. Questo virus piccolissimo, e sembra un paradosso, è diventato un gigantesco mostro che occupa tutti gli spazi. È dappertutto: è nell’aria, si annida nelle case, persiste sulle superfici. Raggiunge pure il nostro riposo notturno: ci sentiamo minacciati anche dentro i nostri sogni. La paura ingrandisce tutto e non fa che aumentare il nostro senso di disorientamento. Temiamo il crollo di tutto ciò che abbiamo costruito per dare forma al nostro mondo. Temiamo la vuotezza dei nostri gesti abituali che danno senso alle nostre giornate. Temiamo costantemente di essere risucchiati dal vortice del nulla. Temiamo per tutto e viviamo intimoriti rinchiusi nelle nostre case poco sicure.
Forse è bene condividere questi sentimenti. Anche io mi sono trovato spesso senza direzione, incapace di reagire, sospeso tra i sospesi. Anche io ho provato talvolta timore, incertezza, scoramento.
E così dentro a tutto questo che cosa ci dice la Pasqua di Cristo, Pasqua dal giovedì santo alla domenica di risurrezione?
Ci dice che siamo fragili, erba del campo che oggi c’è e domani è falciata e dissecca. La nostra esistenza è un fluire continuo, bisognosa di tutto. E quando si inceppa qualcosa di quel bellissimo e complesso ingranaggio, che è la vita, tutto implode. Oggi, forse, ci rendiamo conto di questa fondativa alleanza con la natura, alleanza che non può essere data per scontata in ogni tempo.
Ma la Pasqua ci dice anche che l’orizzonte in cui si colloca la nostra fragilità è molto più profondo di quello che immaginiamo. Anche Gesù nell’orto degli ulivi ha sperimentato il profondo spaesamento prodotto dalla certezza di perdere la propria vita. Ma egli ha anche consegnato risolutivamente se stesso e si è abbandonato al Padre. E il Padre ha dilatato nell’alba domenicale l’esistenza di Gesù.
Quello che la Pasqua ci dice è che anche la nostra fragile esistenza è inserita nel mistero del Risorto. E che quel nulla che vediamo intorno a noi è in realtà frutto della nostra paura, perché ciò che sta a fondamento di tutte le cose è l’amore vitale e vitalizzante del Padre.

Buona Pasqua a tutti.

Don Maurizio

Quaresima e Domenica delle Palme 2020

DOMENICA DELLE PALME 2020

V Domenica di Quaresima 2020

IV Domenica di Quaresima 2020 (lo abbiamo perso)

III Domenica di Quaresima 2020

II Domenica di Quaresima 2020

I Domenica di Quaresima 2020

Dopo qualche problema tecnico, per prepararci al Triduo Pasquale, vi proponiamo (quasi) tutti i foglietti parrocchiali della Quaresima. Anche se alcuni sono già stati pubblicati, è possibile ripercorrere il cammino quaresimale con le meditazioni, le letture e le preghiere.

Sarà possibile seguire i riti del triduo pasquale a distanza, per esempio sulla Rai:

  • Venerdì su Rai 1  alle 21 Via Crucis presieduta da papa Francesco. A seguire Viaggio nella chiesa di Francesco e alle 23,10 il Concerto di Pasqua dal Duomo di Orvieto
  • Domenica di Pasqua su Rai 1 alle 9,35 Santa messa celebrata da papa Francesco  con il messaggio pasquale Urbi et orbi

O su TV2000:

  • giovedì 9 ore 18 (OGGI): Messa in Coena Domini; ore 20 veglia di preghiera ‘Con Gesù nell’orto degli ulivi’ dalla basilica del Getsemani
  • venerdì 10 ore 16: Via Crucis da Amatrice; ore 18: celebrazione della Passione; ore 21.00: Via Crucis da piazza S. Pietro
  • sabato 11 ore 21: veglia pasquale da piazza S. Pietro
  • domenica 12 ore 11: messa di Pasqua e benedizione ‘Urbi et Orbi’; ore 21.05 intervista integrale a Papa Francesco
  • lunedì 13 ore 12: recita della preghiera Regina Coeli.

O su Radio Maria:

Buona Pasqua dal nostro blog!

 

 

1 gennaio: Maria Santissima Madre di Dio

madonnanevestatua

Madre di Dio (in latino Deipara o Dei genetrix) è un titolo che è stato dato a Maria nel 431 dal Concilio di Efeso attraverso la proclamazione di un dogma ed è una conseguenza della dottrina cristologica affermata dal Concilio.
Secondo il Concilio Gesù Cristo, pur essendo sia Dio che uomo – come già diceva in precedenza il Concilio di Nicea (325) – è un’unica persona. Le due nature, divina e umana, sono inseparabili e perciò Maria può essere legittimamente chiamata Madre di Dio.
La solennità di Maria Santissima Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. Papa Paolo VI volle, a partire dal 1967, che il 1° gennaio diventasse anche la Giornata Mondiale della Pace; in questa occasione il Sommo Pontefice invia ai Capi delle Nazioni un messaggio che invita alla riflessione sul tale tema.

PREGHIERA ALLA MADRE DI DIO
di Santa Faustina Kowalska
O dolce Madre del Signore,
su Te modello la mia vita,
tu sei per me un’aurora radiosa,
estasiata m’immergo tutta in Te.
O Madre, o Vergine Immacolata,
in Te si riflette per me il raggio di Dio.
Tu m’ insegni ad amare il Signore nelle tempeste,
Tu sei il mio scudo e la mia difesa dai nemici.

Foto: Madonna con Bambino, S. Giorgio Nebbiuno

23/6: Corpus Domini

Domenica 23 Giugno: CORPUS DOMINI
Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Da un’Omelia del Santo Curato d’Ars.
«L’assistenza alla Messa è una parte della santificazione domenicale. È la più grande azione che possiamo fare. Ma ci manca la fede! Se uno ci dicesse: “Alla tal ora deve risuscitare un morto”, noi correremmo immediatamente per andare a vederlo. Ma la consacrazione, che cambia il pane e il vino nel corpo e nel sangue di Dio, non è forse un miracolo più grande della risurrezione di un morto? Tutte le opere buone riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, la Messa invece è il sacrificio di Dio stesso. La sofferenza del martirio, per quanto è meritoria, non è niente al confronto».

9/2 Villa Lesa: Giornata Mondiale del Malato

Sabato 9 febbraio 2019: 27a Giornata Mondiale del Malato

Chiesa di Villa Lesa
Ore 16.00 recita del rosario
Ore 16.30 S. Messa con tutti i sacerdoti dell’Unità Pastorale del Vergante

Durante la celebrazione verrà amministrato il Sacramento dell’unzione degli Infermi, si consiglia di prepararsi per ricevere questo Sacramento. Dalle 16.00 i sacerdoti saranno disponibili per le confessioni.

Dal messaggio di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito.

In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio 2019, la Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.

La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24).

Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il
dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme
di cooperazione umana tra popoli e culture.

Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente. Quando nasciamo, per vivere abbiamo
bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza.

Non dobbiamo temere di riconoscerci bisognosi e incapaci di darci tutto ciò di cui avremmo bisogno, perché da soli e con le nostre sole forze non riusciamo a vincere ogni limite. Non temiamo questo riconoscimento, perché Dio stesso, in Gesù, si è chinato (cfr Fil 2,8) e si china su di noi e sulle nostre povertà per aiutarci e donarci quei beni che da soli non potremmo mai avere.

In questa circostanza della celebrazione solenne in India, voglio ricordare con gioia e ammirazione la figura di Santa Madre Teresa di Calcutta, un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono.

Cristo, Re dell’Universo

L’ultima domenica dell’anno liturgico celebra la festa di Cristo re dell’universo; ossia la festa della sua signoria sul mondo, sul creato, sugli uomini, sulla storia. È una domenica che viene per così dire a coronare tutta la vicenda di Gesù e della stessa storia umana.
Ma il paradosso di questa festa sta nel fatto che davanti ai nostri occhi la liturgia, dopo le visioni di Daniele e dell’apostolo Giovanni, ci presenta un re umiliato, ridicolizzato, sconfitto. Verrebbe da chiedersi: ma che re è il nostro? Forse ci troviamo vicini allo scetticismo di Pilato…
Strana regalità quella di Gesù! Egli regna dal pretorio, ma stando dalla parte dello sconfitto. Il suo potere è la forza debole della misericordia, della compassione, della mitezza, dell’amore. Così Gesù governa i cuori degli uomini e la storia. Lo aveva detto all’inizio sul monte delle beatitudini: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”.
La vera grandezza, la vera regalità, il vero potere, sta nel lasciarsi conquistare dalla “verità” di Dio, ossia dal suo sconfinato amore che giunge sino a dare la vita per gli uomini. Questo amore vince ogni male e oggi lo contempliamo vittorioso, alla fine della storia.

Signore Gesù, se tu fossi re della mia vita, le mie scelte saprebbero, ogni giorno, in ogni occasione, costruire amore e perdono. Diventa Re, in me!

Novembre, mese dedicato alle Anime dei Defunti

La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. La Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze.

Infatti, nei giorni dal 1° all’ 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti è possibile acquistare a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria. Sono inoltre da adempiere queste tre condizioni:

*confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.

*comunione eucaristica

*preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro e Ave Maria.

Pregare per i defunti vuol dire aiutarli in questo cammino che l’amore del Dio di Misericordia offre a chi non gli ha chiuso del tutto il cuore in vita, ma non è ancora stato reso perfetto per entrare nella bellezza dell’amore infinito della Trinità.

 

14/9: Esaltazione della S. Croce

esaltazionecroceL’Esaltazione della Santa Croce è una festività della Chiesa cattolica, della Chiesa ortodossa e di altre confessioni cristiane. In essa si commemora la crocifissione di Gesù con il particolare obiettivo di sottolineare la centralità del mistero della croce nella teologia cristiana. Il termine “esaltazione”, in uso sin dal VI secolo per indicare questo rito, è da intendersi sia come «innalzamento» sia come «ostensione». Il termine nasce dal rito che prevedeva l’innalzamento di una croce e la sua ostensione ai fedeli, in ricordo dell’innalzamento di Cristo sulla Croce e dell’ostensione del suo corpo sacrificale. Nella celebrazione eucaristica il colore liturgico è il rosso, il colore della passione di Gesù, che richiama appunto la Santa Croce. La festività ricorre il 14 settembre, in ricordo del ritrovamento della vera croce di Gesù da parte di sant’Elena, avvenuto, secondo una tradizione, il 14 settembre del 327: in quel giorno la reliquia sarebbe stata innalzata dal vescovo di Gerusalemme di fronte al popolo, che fu invitato all’adorazione del Crocefisso. Nell’usanza gallicana, invece, almeno a partire dal VII secolo, la festa della Croce si teneva il 3 maggio, data del ritrovamento della Croce secondo la “leggenda di Giuda Ciriaco”.

9/9 Colazza: Natività della Vergine Maria

Giotto_-_Scrovegni_-_-07-_-_The_Birth_of_the_VirginFesta della Natività della Vergine Maria
Parrocchia Immacolata Concezione di Maria Vergine – Colazza
Santa Messa domenica 9 ore 10.00 (Chiesa grande)

La presente festa è come una pietra di confine tra il Nuovo e l’Antico testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità, e come alla prima alleanza succede la nuova. Tutta la creazione dunque canti di gioia, esulti e partecipi alla letizia di questo giorno. Angeli e uomini si uniscano insieme per prendere parte alla odierna liturgia. Insieme la festeggiano coloro che vivono sulla terra e quelli che si trovano nei cieli. Questo infatti è il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore.

(Dai discorsi di sant’Andrea di Creta, vescovo)

Natività della Vergine – Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova

11 luglio: San Benedetto, Abate e Patrono d’Europa

benedetto_subiacoBenedetto da Norcia, che per la sua azione profetica ha cercato di far uscire l’Europa dalle tristi tradizioni della schiavitù, sembra dunque parlare, dopo quindici secoli, a numerosi uomini e a molteplici società che bisogna liberare dalle diverse forme contemporanee di oppressione dell’uomo. La schiavitù pesa su colui che è oppresso, ma anche sull’oppressore.

La parola d’ordine “ora et labora” è un messaggio di libertà. Questo messaggio benedettino non è oggi all’orizzonte del nostro mondo, un richiamo a liberarsi dalla schiavitù del consumismo d’un modo di pensare e di giudicare, di stabilire i nostri programmi e di condurre il nostro stile di vita unicamente in funzione dell’economia?

In questi programmi scompaiono i valori umani fondamentali. La dignità della vita è sistematicamente minacciata. Siamo in grado noi di frenare tutto questo? Di ricostruire? Siamo in grado di allontanare dagli oppressi il peso della costrizione? Siamo capaci di convincere il mondo che l’abuso della libertà è un’altra forma di costrizione? San Benedetto ci è stato donato come patrono dell’Europa dei nostri tempi, del nostro secolo, per testimoniare che siamo capaci di fare tutto questo.

Dal discorso di GIOVANNI PAOLO II durante la visita al SACRO SPECO di SUBIACO
28 settembre 1980

S. Benedetto, affresco di Subiaco