Vescovo e dottore della Chiesa – Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622
Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti.
Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato nel cuore
dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga desertica e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per
più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356.
Nell’iconografia è spesso raffigurato circondato da animali domestici (come il maiale), di cui è popolare protettore.
Gesù giunto all’età di trent’anni, prima di andare nel deserto a passare quaranta
giorni e quaranta notti in perfetto digiuno, si recò sulla riva del fiume Giordano, dove si trovava S. Giovanni Battista, e si fece battezzare. Dopo il battesimo si aprirono i cieli, e come colomba lo Spirito di Dio si fermò su di Lui, e la voce del Padre disse:
“Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.
“Al vedere la stella, essi provarono una grangrandissima gioia”. Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il re dei Giudei che è nato” e lo adorassero.
Matteo aggiunge nel suo Vangelo: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”.
Perché potessero provare la gioia del vedere Cristo, dell’adorarlo e dell’offrirgli i loro doni, i Magi sono passati per situazioni in cui hanno dovuto sempre chiedere, sempre seguire il segno inviato loro da Dio. La fede è impossibile senza sacrifici ma è proprio da qui che nasce la gioia indicibile della contemplazione di Dio che si rivela a noi, così come la gioia di dare o di darsi a Dio.
La Giornata mondiale della pace è una ricorrenza, celebrata dalla Chiesa cattolica, che cade il 1º gennaio di ogni anno. Scopo della Giornata è dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione e alla preghiera per la pace.
La ricorrenza è stata istituita da papa Paolo VI con un messaggio datato 8 dicembre 1967 ed è stata celebrata per la prima volta il 1º gennaio 1968. Da quell’anno il Pontefice della Chiesa cattolica invia ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio che invita alla riflessione sul tema della pace.
«Sarebbe Nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa – all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo – che sia la pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia a venire.»
Paolo VI – 1° gennaio 1968
Prima giornata della Pace
[764] Nella tradizione della Chiesa, il comune senso della fede ha sempre riconosciuto in Maria una incomparabile innocenza e santità. A poco a poco è arrivato ad acquisire anche la certezza della sua esenzione dal peccato originale. Finalmente nel 1854 il papa Pio IX ha definito solennemente: «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale». Ai nostri giorni il concilio Vaticano II, oltre l’esenzione dal peccato originale, ha sottolineato che Maria fin dall’inizio è stata adornata «degli splendori di una singolarissima santità».
Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, congiunta «con tutti gli uomini bisognosi di essere salvati». Anche lei è redenta da Cristo, ma «redenta in modo ancor più sublime». Non viene tirata fuori dal fango come noi; è preservata dal cadervi. In lei rifulge maggiormente il primato della grazia di Dio: tutti «sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3,24).
Tuttavia, come una melodia può risuonare solo nell’orecchio e nel cuore di chi ascolta, così la grazia ha bisogno della nostra libera corrispondenza nella concretezza e nella storicità dell’esistenza; esige di essere accolta nella fede che agisce mediante la carità. Maria ha avuto il suo personalissimo cammino di fede e di carità: «Ha percorso il suo pellegrinaggio di fede e ha serbato fedelmente la sua unione col Figlio fino ai piedi della croce». È cresciuta anche lei nella santità. Libera dal peccato originale e gratificata di doni eccezionali, ha progredito con passo spedito. Non ha conosciuto ritardi e deviazioni come noi; non ha commesso peccati personali. A ragione il popolo cristiano la venera come la “tutta santa”.
«Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio. In lei hai segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza»
Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nello stesso giorno si chiude la Porta Santa del Giubileo della Misericordia nella festa di Cristo Re.
La più grande misericordia, quella verso i più deboli, che sono poi i bambini, le donne e gli anziani, continuerà ad esercitarsi nonostante la chiusura della Porta Santa. Questa concomitanza potrebbe essere un messaggio che viene dall’alto per indicarci la via. Nella festa di Cristo Re il Signore desidera che si affermi il suo Regno in questo mondo, e cioè il regno della misericordia verso tutti ma in particolare verso i più deboli.
Cristo, re venuto a servire, re di riconciliazione, di perdono, di misericordia. Termina l’Anno Giubilare della Misericordia, ma la Misericordia non finisce! La Misericordia non è un atteggiamento emotivo e sentimentale, ma è rispetto dei diritti delle persone, con particolare attenzione ai poveri e, quest’anno, ai profughi, ma anche del Creato, perché l’attenzione all’ambiente è anche attenzione per le persone e per la qualità della vita.