SERATA CON ALI’ EHSANI

Afghanistan, anni novanta. Un giorno, di ritorno da scuola, Alì trova un mucchio di macerie al posto della sua casa. Vent’anni dopo, quella ragazzino di 7 anni è cresciuto. Vive a Roma, dove si è laureato in Giurisprudenza. È arrivato in Italia completamente solo, dopo un viaggio durato anni durante il quale è stato testimone e vittima di fatti atroci, prima in Afghanistan, poi in Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, ma anche in Italia, tra l’altro anche nel contesto di Mafia Capitale. Un viaggio che non ha risparmiato nemmeno suo fratello, morto mentre tentava di attraversare l’Egeo su un canotto comprato al supermercato assieme ad altri due amici.

Alì Ehsani ha raccontato la propria storia mercoledì 15 marzo alla Casa della gioventù di Massino Visconti, davanti a tante persone di parrocchie e paesi diversi che hanno riempito la sala. L’incontro, aperto a tutti, era proposto dall’Unità Pastorale Missionaria del Vergante in occasione del tempo di Quaresima. La storia di Alì – che faceva tra l’altro parte della minoranza cristiana in Afghanistan, e in Italia, dopo un bel percorso di fede in quel Dio che è sempre stato al suo fianco durante il viaggio, si è fatto battezzare – è stata un’occasione preziosa per conoscere “dall’altro lato” il fenomeno delle migrazioni e dell'”accoglienza”, riflettendo su problematiche, difficoltà, realtà dei fatti. La serata è stata però prima di tutto un intenso racconto di dolore, ma anche un potente e luminoso messaggio di speranza. Per la limpida e straordinaria testimonianza che un ragazzo con una storia simile alle spalle ha saputo dare. Come ha ripetuto Eshani durante l’incontro, “Non c’è bene che non passi prima da un male”.

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