Mons. Brambilla: “Cristiani chiamati a dare testimonianza adulta e matura”

“La Chiesa di domani avrà un futuro se custodirà la testimonianza dei cristiani. Il mondo di oggi ha bisogno di chi curi le anime, ma la cura animarum deve sostenere la testimonianza
cristiana nella sua forma ecclesiale adulta e matura”. Lo ha detto in occasione della Festa patronale di San Gaudenzio, monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara.
“La fede cristiana sopravvivrà se avrà il volto riconoscibile della testimonianza di tutti i cristiani”: queste le parole del presule, convinto che la cura della testimonianza dei credenti debba “stare al centro della nostra preoccupazione dei prossimi anni”.

Quattro i “pilastri” su cui costruire. Anzitutto il “pilastro sacramentale della testimonianza”. Per mons. Brambilla occorre “portare al centro della cura pastorale la preghiera personale e liturgica, la lettura e l’ascolto del Vangelo, la celebrazione dell’Eucarestia.

Quindi il “pilastro spirituale della testimonianza”. “Nel lavoro e nella professione, nelle relazioni della vita sociale, nel servizio di volontariato, nell’impegno per la cosa pubblica”, i cristiani “possono essere lievito nella pasta del mondo”.

“Oggi occorre avere un particolare riguardo alla formazione della coscienza morale, alla vita pratica della fede che si misura nella sfida della giustizia e della carità”, il monito del presule con riferimento al terzo pilastro, quello “morale”.

Infine il “pilastro dialogico” perché martirio e dialogo sono due “facce essenziali” della testimonianza dei cristiani.

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